ENERGIA, INDAGINE CONFAPI: PMI INDUSTRIALI SOTTO PRESSIONE. SERVE UNA STRATEGIA STRUTTURALE

ENERGIA, INDAGINE CONFAPI: PMI INDUSTRIALI SOTTO PRESSIONE. SERVE UNA STRATEGIA STRUTTURALE

Anche le imprese non energivore pagano il prezzo dell’instabilità: a rischio competitività, investimenti e occupazione

Burocrazia e complessità frenano l’accesso: il 40% delle imprese non ha utilizzato alcun incentivo

Industria 4.0 (17%), Transizione 5.0 (12%), Conto Energia (11%) gli strumenti pubblici più utilizzati 

 

Il costo dell’energia continua a comprimere margini, frenare investimenti e indebolire la competitività delle piccole e medie imprese industriali italiane, in un contesto internazionale segnato da forti tensioni geopolitiche e crescente instabilità dei mercati energetici. È quanto emerge dall’indagine Confapi sui consumi energetici delle PMI, che fotografa un sistema produttivo diffuso, vulnerabile e ancora privo di strumenti adeguati di tutela.

Il campione analizzato – rappresentativo dell’intero territorio nazionale – è composto per oltre l’84% da imprese con meno di 50 addetti e per più dell’80% da realtà con fatturato inferiore ai 10 milioni di euro. Si tratta di aziende non energivore ma fortemente esposte alla volatilità dei prezzi energetici, oggi amplificata dalle dinamiche globali legate alle crisi internazionali, alle tensioni sulle forniture e alla ridefinizione degli equilibri energetici. Il caro energia si configura ormai come una vera e propria “tassa occulta” sulla produzione, aggravando una fase già segnata dall’aumento dei costi delle materie prime, dalla riduzione dei margini e da una crescente incertezza nella programmazione industriale.

Sul fronte degli investimenti, emerge un impegno significativo ma ancora insufficiente: il 38,6% delle imprese ha investito in illuminazione efficiente, il 33,8% in fotovoltaico e il 21,5% in pompe di calore. Tuttavia, quasi una PMI su quattro non ha effettuato alcun intervento negli ultimi tre anni.

Ancora più critico il ritardo sugli strumenti più evoluti: solo l’11% partecipa a Comunità Energetiche Rinnovabili, mentre circa il 70% non conosce o non utilizza i Power Purchase Agreement (PPA), fondamentali per stabilizzare i costi nel medio-lungo periodo ma percepiti come troppo complessi per la dimensione delle PMI.

Le principali criticità segnalate dalle imprese sono chiare e ricorrenti: eccessiva complessità burocratica e autorizzativa; difficoltà di accesso agli incentivi; carenza di informazione e accompagnamento tecnico; assenza di strumenti finanziari adeguati alle PMI.

Il dato più allarmante riguarda proprio l’utilizzo delle misure pubbliche: quasi il 40% delle imprese che hanno investito non ha beneficiato di alcun incentivo. Tra gli strumenti più utilizzati figurano il Piano Industria 4.0 (16,9%), Transizione 5.0 (12,3%) e il Conto Energia per il fotovoltaico (10,9%).

Alla luce di questi risultati, Confapi chiede un cambio di passo netto: l’energia deve diventare una priorità strutturale dell’agenda industriale nazionale, anche alla luce della crescente competizione internazionale per l’accesso alle risorse energetiche e della necessità di rafforzare la sicurezza e la sovranità energetica del Paese. Le priorità dovranno essere, nel breve periodo, il contenimento dei costi energetici anche per le PMI non energivore e la semplificazione delle procedure autorizzative; nel medio periodo, incentivi realmente accessibili, rafforzamento dell’assistenza tecnica e strumenti finanziari mirati e nel lungo periodo una reale integrazione tra politica energetica e industriale, lo sviluppo di modelli territoriali e il rafforzamento dell’autonomia energetica nazionale

“Oggi l’Italia vive un vero paradosso competitivo – afferma Massimo Marengo, Referente nazionale energia di Confapi –: il costo dell’energia, superiore a quello dei principali partner europei, è il risultato di scelte rinviate negli ultimi dieci anni, ma anche di un contesto geopolitico che ha reso più fragili e costose le catene di approvvigionamento. Il confronto con Paesi come la Spagna, che hanno costruito un mix equilibrato tra rinnovabili, accumuli e altre fonti, è evidente e penalizzante. Questa situazione frena investimenti, innovazione e capacità competitiva del nostro sistema manifatturiero. Serve superare un approccio frammentato e inefficace e adottare un piano energetico nazionale organico, che punti con decisione su autoproduzione e autoconsumo, semplificando radicalmente le regole. Le PMI non chiedono sussidi permanenti, ma condizioni chiare e stabili per programmare, investire e competere. Senza un intervento strutturale – conclude – la transizione energetica rischia di rallentare e la competitività del Paese di essere compromessa”.