Dopo la Calabria anche la Sicilia, il “reddito di merito” fa proseliti

Dopo la Calabria anche la Sicilia, il “reddito di merito” fa proseliti

De Salvo: i giovani lucani studino in Basilicata

Dopo la Regione Calabria anche la Sicilia si accinge a introdurre il “reddito di merito”, un sussidio economico ai giovani che decidono di studiare nelle università locali, abbiano una media alta e siano in regola con gli esami.

Il Presidente di Confapi Matera, Massimo De Salvo, a distanza di un mese torna sulla questione per esprimere un “parere favorevole sull’introduzione di una misura che non è certo la soluzione del problema, ma che, accompagnata da idonee politiche di sviluppo, può favorire la creazione delle condizioni perché i giovani lucani studino, lavorino e vivano in Basilicata”.

“A parere nostro – dichiara De Salvo – non sarebbero soldi distribuiti a pioggia, ma un investimento mirato sui nostri giovani. Infatti, se mediamente una famiglia lucana spende 100mila euro per un percorso di studi quinquennale del proprio figlio fuori dalla Basilicata, il sostegno della Regione da 6 a 12mila euro all’anno (da 500 a 1.000 euro al mese) sarebbe un investimento perché le famiglie risparmierebbero e disporrebbero di ulteriori risorse. Tra quello che spenderebbe la Regione e quello che risparmierebbero le famiglie, il bilancio vedrebbe comunque soldi spesi all’interno dei confini regionali. Fermo restando che, gratificando gli studenti che hanno una media di voti alta, si premierebbero comunque i più meritevoli”. 

“Invitiamo pertanto – prosegue De Salvo – il Presidente della Regione, il Presidente del Consiglio Regionale e tutti i Consiglieri a prendere in seria considerazione l’ipotesi di introdurre il reddito di merito anche in Basilicata. A volte copiare da altri territori può essere un bene”.

“Ovviamente – conclude il Presidente di Confapi Matera – la misura proposta deve essere inserita in un contesto socio-economico favorevole, dove il compito delle istituzioni pubbliche competenti è quello di creare le condizioni idonee per fare impresa (burocrazia, infrastrutture, costi energetici) e il ruolo del sistema produttivo è quello di investire e dare prospettive di lavoro stabile ai giovani lucani. Forse così si limiterebbe la cosiddetta <fuga dei cervelli>”. 

“Quindi, da un lato formazione, lavoro e potenziamento dell’offerta formativa universitaria, dall’altro, una qualità della vita che una regione piccola come la nostra è certamente in grado di offrire”.