Solo il 21% prevede nuovi ingressi nel proprio personale, il vero nodo resta il mismatch tra domanda e competenze. Confapi rafforza il raccordo con scuole e agenzie per il lavoro
Prudenza al primo posto e freno tirato sulle nuove assunzioni, pur nel mantenimento dei posti presenti. È questo il quadro che emerge dall’indagine sulle aspettative per il 2026 di Confapi Industria Piacenza, incrociata con le elaborazioni della Camera di Commercio dell’Emilia su dati Excelsior. Per il periodo gennaio–marzo 2026 la provincia registra 7.570 attivazioni di imprese previste, 350 in meno rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso: un calo del 4,4% che riguarda in particolare industria e servizi, mentre il settore primario va in controtendenza con un segno positivo. Il dato si fa ancora più chiaro guardando alle intenzioni delle imprese associate: solo il 21% prevede nuove assunzioni nel corso del 2026, mentre il 58% esclude esplicitamente un incremento dell’organico e un ulteriore quinto delle imprese oscilla tra stabilità e possibili riduzioni. Un quadro che non segnala emergenze, ma evidenzia una programmazione prudente delle imprese, orientata più alla tenuta che all’espansione nel breve periodo. «Le imprese preservano i livelli occupazionali esistenti e valutano con attenzione eventuali nuovi inserimenti – osserva il direttore di Confapi Industria Piacenza Andrea Paparo – il tutto in un quadro economico che non offre ancora certezze sufficienti per ampliare stabilmente gli organici».
Si cerca ma non si trova
Il dato più significativo però non è la flessione nelle attivazioni: è la difficoltà di trovare chi cercare. Il 56,4% delle posizioni aperte risulta di difficile reperimento: nel 37% dei casi mancano i candidati, nel 15,4% ci sono candidati ma le competenze non sono adeguate. Le figure più introvabili restano ingegneri, tecnici informatici e manutentori qualificati. «Non si tratta di una dinamica occasionale – sottolinea Paparo – ma di una criticità strutturale che incide sui tempi di inserimento e sulla capacità delle imprese di rispettare programmi produttivi e commesse».
Assunzioni orientate all’esperienza
Le imprese piacentine assumono sempre più selettivamente: il 64% delle posizioni richiede esperienza pregressa, mentre le opportunità riservate ai giovani scendono al 27,8%, in calo rispetto all’anno precedente. «La selettività riflette l’esigenza di inserire profili immediatamente operativi – spiega il direttore – questo rende ancora più urgente un lavoro di allineamento tra formazione tecnica e fabbisogni reali delle imprese».
Il ruolo operativo di Confapi sul mercato del lavoro
Di fronte a un mercato in cui oltre una posizione su due è di difficile reperimento, Confapi Industria Piacenza ha strutturato negli anni un’azione mirata esclusivamente sul fronte lavoro: in collaborazione con le Agenzie per il lavoro, l’associazione attiva un servizio continuativo di raccolta dei fabbisogni delle imprese e di preselezione dei profili, con trasmissione periodica di candidature coerenti e intermediazione nei colloqui. Nei casi di carenza di competenze specifiche, vengono promossi percorsi formativi mirati (anche finanziati tramite fondi dedicati) per formare operai specializzati, manutentori, saldatori, tecnici di produzione e altre figure oggi particolarmente richieste. Parallelamente, Confapi Piacenza è attiva in modo strutturato nel dialogo con le scuole tecniche, gli istituti professionali e le università del territorio, con l’obiettivo di favorire l’orientamento verso i percorsi tecnico-scientifici più richiesti dalle imprese, promuovere tirocini e occasioni di incontro tra studenti e aziende e contribuire a ridurre il disallineamento tra formazione e fabbisogni produttivi. Attraverso la propria struttura formativa accreditata vengono inoltre organizzati corsi di aggiornamento tecnico e di qualificazione professionale, con l’obiettivo di ridurre il mismatch tra domanda e offerta e accorciare i tempi di inserimento. «Non possiamo limitarci a registrare il dato della difficoltà di reperimento – conclude Andrea Paparo – il compito di un’associazione di rappresentanza è trasformare un problema strutturale in un’azione concreta, facilitando l’incontro tra imprese e lavoratori e investendo sulla crescita delle competenze».
Assestamento, non crisi
Il primo trimestre 2026 conferma un mercato del lavoro che non arretra, ma che cambia struttura. La domanda resta presente, soprattutto nei profili tecnici qualificati. La vera criticità non è il numero delle posizioni aperte, ma la capacità del sistema territoriale di renderle effettivamente copribili. A confermare che non siamo in una fase di crisi conclamata c’è un dato ulteriore: oltre l’84% delle aziende non prevede il ricorso agli ammortizzatori sociali e, nei casi ipotizzati, si tratterebbe comunque di strumenti ordinari e temporanei.